IL PO MI SCUSAVA DA MARE

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25,00 IVA inclusa

di Piercarlo Grimaldi

All’alba del nuovo millennio nasce la prima Università degli Studi di Scienze Gastronomiche al mondo. Alla ricerca di un modello formativo originale, capace
di parlare e dialogare con un linguaggio identitario universale, Carlo Petrini ideò, nel 2006, un viaggio in bicicletta sul Grande Fiume. Una pedalata durata un mese che
permise agli studenti di vivere una innovativa didattica di terreno, un’esperienza di conoscenza sul campo, come mai si era vista negli annali dell’accademia italiana, e
forse mondiale.
Il tempo lungo del pedalare insieme, spalla a spalla, ha consentito ai giovani e ai docenti di comprendere un orizzonte spaziale e temporale di bellezza e di cultura non
osservabile altrimenti. Allo stesso modo gli orrori di un’industrializzazione selvaggia sono balzati agli occhi con un’evidenza tale da farci sentire partecipi e colpevoli di un
mondo privo di scrupoli.
Eppure, la vera sorpresa è che lungo il corso del fiume sorprendentemente si annida ancora un’umanità che cerca di salvare la natura dall’aggressione della complessità
sociale. Tra gli argini non si usa la parola “sostenibilità” – termine molte volte privo di contenuto – ma trascorre ancora, vivo e vegeto, il praticato concetto di frugalità.
Il gesto e la parola dell’oralità fluiscono verso il mare come l’acqua per fare parte dell’oceano delle culture del mondo.

 

2025, pp. 350

Codice ISBN 979-12-81182-61-5

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Descrizione

All’alba del nuovo millennio nasce la prima Università degli Studi di Scienze Gastronomiche al mondo. Alla ricerca di un modello formativo originale, capace
di parlare e dialogare con un linguaggio identitario universale, Carlo Petrini ideò, nel 2006, un viaggio in bicicletta sul Grande Fiume. Una pedalata durata un mese che
permise agli studenti di vivere una innovativa didattica di terreno, un’esperienza di conoscenza sul campo, come mai si era vista negli annali dell’accademia italiana, e
forse mondiale.
Il tempo lungo del pedalare insieme, spalla a spalla, ha consentito ai giovani e ai docenti di comprendere un orizzonte spaziale e temporale di bellezza e di cultura non
osservabile altrimenti. Allo stesso modo gli orrori di un’industrializzazione selvaggia sono balzati agli occhi con un’evidenza tale da farci sentire partecipi e colpevoli di un
mondo privo di scrupoli.
Eppure, la vera sorpresa è che lungo il corso del fiume sorprendentemente si annida ancora un’umanità che cerca di salvare la natura dall’aggressione della complessità
sociale. Tra gli argini non si usa la parola “sostenibilità” – termine molte volte privo di contenuto – ma trascorre ancora, vivo e vegeto, il praticato concetto di frugalità.
Il gesto e la parola dell’oralità fluiscono verso il mare come l’acqua per fare parte dell’oceano delle culture del mondo.